Chiacchierata con Borelli, mister del Real Cerva.

mercoledì 28th, maggio 2014 / 12:44 Written by
Chiacchierata con Borelli, mister del Real Cerva.

Il Real Cerva vincendo la finale playoff contro il Papanice all’Ezio Scida di Crotone è stato promosso in Prima Categoria. Festa grande nel comune catanzarese per una storica promozione vista anche la giovane età della squadra biancorossa. Oggi abbiamo fatto una chiacchierata con il mister della compagine cervese, ancora emozionato per l’incredibile vittoria della finale ottenuta negli ultimi minuti.

Salve Raffaele, innanzitutto grazie per averci dedicato un pò del tuo tempo. Sei stato contattato a febbraio dal Real Cerva dopo alcuni risultati altalenanti della squadra. Che ambiente hai trovato?
Salve e grazie a voi per questa intervista. Si, diciamo che conoscevo già l’ambiente , visto che lo scorso anno facevo parte della rosa. Quando a febbraio il presidente mi contattò, mi chiese come unica cosa quella di risollevare una squadra che non riusciva ad esprimere quelle potenzialità che erano sotto gli occhi di tutti. Mi venne data “carta bianca” su tutto. Il supporto e la fiducia incondizionata della società e dell’ambiente mi stimolarono, i nomi c’erano, ma i risultati non erano di pari livello. Si rischiava di uscire dalla zona play-off. C’era molto da lavorare sotto l’aspetto tattico e fisico, ma molto di più sotto l’aspetto psicologico. Andava costruita una mentalità positiva e soprattutto ricredere nella propria autostima.

Quinti in classifica ed un gruppo da riprendere anche sotto l’aspetto emotivo. E’ stato semplice?
Diciamo che prendere una squadra in corsa e portarla a certi risultati non è mai facile. D’altronde ti trovi una rosa che non hai costruito tu in estate, ma la cosa molto importante è stata la grande disponibilità dei ragazzi nel volersi calare con umiltà ed abnegazione in quella che per noi era diventata una sfida. Cioè raggiungere risultati importanti. Avevo a disposizione ragazzi di una certa caratura.
Basti pensare ai vari De Luca, Madia, Rizzo, Scorza, Rizzuti. Tutta gente che aveva avuto esperienze importanti in categorie superiori, ma che doveva riuscire a calarsi in una realtà molto diversa. Decisi di puntare sulla loro esperienza, chiedendo loro di trascinare i più giovani. Beh. Alla fine questo mix si è rivelato vincente.

Con quale stato d’animo e con quali stimoli hai accettato l’incarico?
Beh, chi ha avuto modo di conoscermi da questo punto di vista, sa che mi dedico anima e corpo in ciò che faccio. A volte tutto ciò può non bastare, ma l’entusiasmo, la voglia, il lavoro e l’umiltà devono essere sempre alla base di ciò che fai con passione. Se poi tutto questo va ad incastrarsi con le stesse ambizioni dei ragazzi, della società e dell’ambiente allora si può tranquillamente dire che il risultato finale ne è una logica conseguenza. E comunque c’è bisogno anche di un pizzico di fortuna.

In questi quattro mesi c’è stato un momento in cui hai pensato questo gruppo può farcela?
All’inizio volevo e dovevo capire cosa avessi in mano, non solo dal punto di vista tecnico, ma soprattutto dal punto di vista umano. Col passare del tempo mi sentivo sempre più convinto. Il gruppo mi seguiva, la società mi supportava. Perche’ non provarci? Infatti anche in campo, iniziammo ad avere una nostra identità. E le prestazioni diventavano sempre piu’ convincenti. Quindi la mia convinzione aumentava col passare delle partite. La convinzione di potercela fare, invece, l’ho avuta nella settimana precedente alla semifinale di Crucoli. Ricordo che al presidente, durante l’allenamento del venerdì, dissi “Presidente, ci vedremo agli allenamenti ancora per due settimane, fino alla finalissima”. Beh, per fortuna è andata così.

La squadra ha iniziato a conquistare punti ed ha chiuso il campionato quarta in classifica, in piena zona playoff. Cosa hai detto ai ragazzi prima degli spareggi promozione?
Alla semifinale play off siamo arrivati dopo una serie di vittorie molto convincenti. Ho sempre amato confrontarmi con i calciatori. Credo fermamente che una mentalità vincente si crea soprattutto facendo capire settimanalmente quali errori, non solo tecnico-tattici ma anche comportamentali, vanno evitati. E quali sono gli aspetti positivi che vanno alimentati con continuità. Ricordo ad esempio, che inizialmente giocavamo col centrocampo a tre. I risultati erano buoni, ma alcuni elementi non riuscivano ad esprimere il massimo delle proprie potenzialità. Allora, confrontandomi con loro, capii che avremmo fatto meglio a cambiare. Beh, infilammo una serie impressionante di vittorie, con l’epilogo che tutti conoscete.

In televisione, infatti, si parla sempre di tattica, quattro difensori, tre attaccanti o meglio due. A te come piace far giocare la squadra?
All’inizio, valutando gli elementi a disposizione, pensavo di giocare col 4-3-3. Amo le squadre propositive, votate all’attacco, che comunque cercano di imporre il proprio gioco tramite il possesso palla. Poi però valutando delle difficoltà di alcuni elementi nella zona centrale del campo, decisi di cambiare e passare ad un centrocampo a 4 con un rifinitore dietro un’unica punta, chiedendo agli esterni di essere molto propositivi in fase offensiva. Sin da subito gli effetti si sono visti. Il nostro bomber Bizzantini ha sfoderato prestazioni importanti e con lui i vari Trapasso, De Luca senza però dimenticare che abbiamo avuto la miglior difesa del torneo comandata da Rizzo e Caligiuri. Ma grandi meriti anche per Sciumbata, Pullano e tutti i ragazzi che sono stati sempre utili quando sono stati chiamati in causa. Senza la loro tenacia e costanza ogni modulo diventa superfluo.

borelli_02Il successo ottenuto all’Ezio Scida di Crotone contro il Papanice in finale vi ha aperto le porte della Prima Categoria. Il tuo primo pensiero al triplice fischio qual è stato?
Essere arrivati in finale e poi due giorni prima sapere di doverla giocare all Ezio Scida, è già di per se un emozione unica. La partita l’ho vissuta cercando di distogliere dalla mente dei ragazzi il fatto che si giocava in uno stadio da serie B. L’ambiente che abbiamo trovato non è stato dei migliori, con poliziotti dappertutto ed un clima ostile. Non era facile viverla bene e giocarla tranquillamente. Considerando che molti nostri tifosi hanno dovuto fare i salti mortali solo per poter entrare e non tutti ci son riusciti. In una situazione del genere ti lascio immaginare quanta tensione riesci a scaricare nel momento in cui l’arbitro decreta che tu hai vinto la finale. Che tu sei salito in Prima Categoria. Che stai vivendo, insieme a tutto l’ambiente, una gioia immensa, forse insperata. Ma vera. E solo dopo qualche giorno sono riuscito a rendermi conto di tutto.
Di sicuro vedere gli occhi, i sorrisi e le lacrime di molti, mi ha fatto capire sin da subito che qualcosa di veramente bello ed importante era stato fatto.

C’è qualcuno che senti di ringraziare?
Ringraziamenti dovrei farne tanti. Parto col farne uno al mio datore di lavoro. Anche lui un uomo di sport. Presidente di una squadra del nostro stesso girone. Avrebbe avuto più motivi per non lasciarmi andar via dal lavoro nei giorni in cui dovevo dirigere gli allenamenti. Invece da persona che ama questo sport, mi ha dato questa possibilità importante. Poi un grazie immenso alla società Real Cerva che senza esitare ha voluto puntare su di me. Spero di essere stato all’altezza delle vostre aspettative. Le vostre lacrime di gioia dell’Ezio Scida le porterò sempre tra i miei ricordi più belli. Grazie ai calciatori. Tutti. Dai veterani che hanno dimostrato voglia di vincere e di non mollare di un centimetro, ai ragazzi più giovani che hanno messo l’entusiasmo e la sfrontatezza necessaria per formare quel mix vincente. Non so se dimentico qualcuno, ma l’ultimo ringraziamento (ma non per importanza) va alla mia famiglia, mia moglie e mia figlia che mi supportano in ogni mia scelta e che in questi mesi mi hanno visto sempre di corsa tra lavoro, allenamenti e partite.

Il gol più bello del Real Cerva con te in panchina. Raccontacelo.
Diciamo che di gol belli ne abbiamo fatti parecchi. Quello che ricordo in maniera particolare, però è stato quello nel derby, segnato da Bizzantini. Azione corale partita dalla nostra difesa. Abbiamo spostato palla da destra a sinistra e da centrocampo in avanti con tre tocchi quasi di prima siamo andati in gol. Un gol bellissimo ma anche molto importante. Il gol che ci ha dato la possibilità e la spinta per portare a casa la prima vittoria nella storia dei derby.

La partita che ti ha fatto emozionare di più? 
Le partite di per se sono tutte emozionanti quando in palio c’è qualcosa. Durante il campionato giocare col Real Botro è stato entusiasmante. Anche il derby è stata una partita dalle emozioni fantastiche. Però poi quando i giochi si fanno più interessanti e la posta in palio diventa fondamentale. Beh semifinale e finale play off. Da giocare fuori casa. Un unico risultato a disposizione. Vincere. Basta questo per capire che le emozioni che andrai a vivere sono di gran lunga superiori a quelle che puoi vivere in altre partite. Certo vincere all’Ezio Scida è stato qualcosa di veramente emozionante. Un qualcosa che non riuscirai a dimenticare. La cornice perfetta per una stagione a dir poco entusiasmante. Con un epilogo da sogno.

Chiudiamo con una valutazione sul campionato concluso. La squadra ed il giocatore avversario che ti hanno impressionato di più.
Anche se si tratta di Seconda Categoria devo dire che i calciatori di categoria superiore non sono mancati. Tra questi voglio ricordare un mio caro amico che ancora oggi da lezioni di calcio. Angelo Anellino del Real Botro. E poi Adamo del Papanice. Gran giocatore con un ottimo passato. La squadra più completa come organico è stato il Real Botro. Avrebbe fatto bene anche in prima categoria con questa rosa. Poi il Papanice nel girone di ritorno non mi è dispiaciuto. Ha raggiunto la piazza d’onore grazie alla solidità difensiva. Però io mi sento di dire e di essere felice di aver allenato i ragazzi più bravi. Sono orgoglioso di aver avuto la possibilità di guidare degli uomini prima che dei calciatori. E gente come De Luca, Rizzo, Scorza, Trapasso, Madia, Rizzuti, Bizzantini solo per fare alcuni nomi, scusate ma credo che i piu’ forti siano proprio loro.

Ancora grazie Raffaele ed in bocca al lupo per il futuro.
Grazie per questa chiacchierata e complimenti per cio’ che state creando. Davvero un ottimo lavoro.